Resilienza e sicurezza.

Quale relazione alla luce delle attuali minacce?

Barbara Lucini

Parlare di resilienza è sempre una sfida, perché le molteplicità di definizioni di questo concetto sono una sua peculiare caratteristica, che influenza le potenzialità di applicare e utilizzare questo tema nel contesto della sicurezza.

La resilienza intesa come capacità di assorbire gli urti, garantendo un equilibrio funzionale e proattivo nasce nelle scienze dure e solo a partire dagli anni ’70 viene traslata nelle scienze psicologiche e sociali, mantenendo però le sue principali proprietà come l’adattabilità, la priorità del mantenimento dell’equilibrio anche in caso di crisi, la proattività, la capacità di assorbire effetti diretti e indiretti.

Nel corso degli anni la resilienza si è sviluppata in quasi tutti i settori strategici, introdotta con il fine ultimo di implementare le pratiche di risposta ai traumi o ai disastri vissuti dalle persone, identificandola sempre più come una competenza della vittima e non solo del sistema colpito.

Per comprendere in modo completo l’apporto che la resilienza può portare nell’ambito della sicurezza e delle minacce attuali – come il terrorismo urbano, i dilaganti conflitti sociali, le rivolte fra gruppi opposti che vedono sempre più spesso le nostre strade come scenari di guerra – è necessario rivolgere l’attenzione alle possibilità che essa ha di essere insegnata e quindi trasmessa, promuovendo una consapevolezza del rischio diffusa.

Ciò significa che nel panorama dell’insicurezza urbana nel quale viviamo è possibile pensare alla resilienza come una competenza misurabile e attiva anche nella fase di prevenzione, non solo di risposta al post- emergenza: il focus di interessa si sposta quindi da un approccio di vulnerabilità ad uno di proattività e quindi di valutazione del rischio.

E’ certamente un cambio di paradigma non solo teorico, ma di reale contesto operativo, che permetterà alle istituzioni coinvolte e ai cittadini di essere figure partecipi e proattive della loro stessa sicurezza.

Il caso di Milano e lo studio etnografico condotto che qui si presenta nei suoi elementi fondanti, ci portano lungo il sentiero di una concettualizzazione della resilienza pubblica e urbana, come competenza comunicative e operativa, condivisa fra differenti attori sociali, presentando come risultati del lavoro due modelli teorico – metodologici, finalizzati all’implementazione di capacità di resilienza urbana e pubblica per valutare la minaccia terroristica e gli effetti diretti e indiretti che essa genera sulle nostre città.