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Per decenni fotografie, registrazioni audio e filmati video sono stati considerati strumenti affidabili per documentare la realtà. Oggi questa certezza sta cambiando rapidamente.
L’intelligenza artificiale generativa è infatti in grado di creare immagini, video e registrazioni vocali estremamente realistiche, spesso difficili da distinguere da contenuti autentici. Una tecnologia che offre enormi opportunità in ambito creativo, educativo e professionale, ma che introduce anche nuove minacce per la sicurezza, l’informazione e la fiducia collettiva.
Il termine deepfake nasce dall’unione delle parole deep learning e fake.
Attraverso sofisticati algoritmi di apprendimento automatico, i sistemi di intelligenza artificiale possono analizzare grandi quantità di immagini, video e registrazioni audio per replicare il volto, la voce e persino le espressioni di una persona reale.
Il risultato è la creazione di contenuti artificiali che appaiono autentici. Oggi bastano pochi minuti di materiale reperibile online per generare una voce clonata o un video nel quale qualcuno sembra dire o fare qualcosa che in realtà non è mai accaduto.
Se inizialmente i deepfake erano considerati una curiosità tecnologica, oggi rappresentano uno strumento utilizzato sempre più spesso in attività fraudolente.
La clonazione vocale viene impiegata per simulare telefonate provenienti da dirigenti aziendali, colleghi o familiari e convincere le vittime a effettuare pagamenti urgenti o a fornire informazioni riservate.
Anche il furto d’identità sta assumendo nuove forme. Immagini e registrazioni possono essere utilizzate per aggirare sistemi di verifica, creare profili falsi o costruire elaborate campagne di truffa.
Particolarmente preoccupante è inoltre il fenomeno della disinformazione. Video e immagini manipolati possono diffondersi rapidamente sui social network, influenzando opinioni pubbliche, dibattiti politici e processi decisionali prima ancora che vengano smentiti.
Il rischio più grande potrebbe non essere la diffusione dei contenuti falsi, ma la perdita di fiducia nei contenuti autentici.
Quando una fotografia può essere generata artificialmente e una voce può essere clonata con precisione sorprendente, ogni prova digitale rischia di essere messa in discussione.
Si sta creando una situazione inedita: non solo i falsi sembrano sempre più veri, ma anche i contenuti autentici possono essere considerati sospetti.
Questa nuova realtà rappresenta una sfida per giornalisti, investigatori, magistrati, aziende e cittadini, che dovranno imparare a valutare le informazioni con strumenti e competenze sempre più avanzati.
La prima difesa rimane la consapevolezza.
È importante verificare sempre le fonti, confrontare le informazioni con più canali indipendenti e diffidare dei contenuti che suscitano reazioni emotive particolarmente forti o richiedono decisioni immediate.
In ambito aziendale è fondamentale introdurre procedure di verifica aggiuntive per operazioni sensibili, evitando di basarsi esclusivamente su telefonate, email o videoconferenze.
Anche la formazione riveste un ruolo centrale. Comprendere come funzionano i deepfake e conoscere i rischi associati permette di riconoscere più facilmente tentativi di manipolazione e frode.
L’intelligenza artificiale continuerà a evolversi e con essa crescerà la qualità dei contenuti sintetici.
I deepfake non rappresentano soltanto una nuova tecnologia, ma un cambiamento profondo nel modo in cui percepiamo e verifichiamo la realtà digitale.
In un mondo dove vedere e ascoltare non sono più garanzie assolute di autenticità, il pensiero critico, la verifica delle fonti e la cultura della sicurezza diventano strumenti indispensabili per proteggersi dalla manipolazione digitale.

Nota: i contenuti possono essere realizzati, in tutto o in parte, con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale e sottoposti a revisione umana. Le informazioni sono fornite a scopo esclusivamente informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza né indicazioni operative. L’associazione declina ogni responsabilità per eventuali inesattezze, omissioni o conseguenze derivanti dall’utilizzo delle informazioni pubblicate.
di Dott. Marco Filippi
Il 18 settembre Putin ha affiancato rassicurazioni verso l’Europa ad avvertimenti sul Baltico e a una rinnovata enfasi sulla triade nucleare.
Le notizie su 16.000–20.000 posti letto civili riservati ai feriti militari nella Russia occidentale suggeriscono una possibile integrazione civile-militare oltre Kaliningrad. Ancora prive di conferme indipendenti, sono compatibili anche con le esigenze della guerra in Ucraina. La Medical Intelligence deve monitorare personale, scorte ematiche, capacità di evacuazione e difesa civile insieme alla logistica delle truppe.
Droni su aeroporti e basi, incendi e sabotaggi sfruttano l’ambiguità. Il coinvolgimento russo è un’ipotesi credibile; dimostrare la catena di comando può essere quasi impossibile attraverso la sola OSINT. L’incertezza dell’attribuzione non cancella la minaccia.
Le mie stime riguardano possibili sviluppi dal 19 settembre 2026 al 19 aprile 2027, sulla base di OSINT e analisi specialistiche. Sono valutazioni dell’autore, non previsioni statistiche; eventi e aree geografiche si sovrappongono.
OPERAZIONI IBRIDE
Almeno un’operazione significativa diretta o sostenuta dalla Russia, comprendente sabotaggio, attacco informatico o interferenza politica organizzata coordinata maggiore (non eventi isolati dimostrativi, ma eventi ripetuti e coordinati) :
* Europa complessivamente: 90%.
* Balcani: 60%.
* Moldavia: 80%.
ESCALATION MILITARE
Attacco convenzionale russo deliberato, anche limitato:
Baltico/fianco NATO 20%;
Moldavia/Transnistria 15%.
Offensiva territoriale prolungata:
5% in ciascun teatro.
Impiego nucleare russo:
circa 1% nel teatro baltico; meno dell’1% in Moldavia.
La deterrenza NATO limita le opzioni offensive nel Baltico. Le fratture balcaniche favoriscono le interferenze. L’isolamento della Transnistria favorisce coercizione e azioni negabili. I “little green men” assumono particolare rilevanza come scenario in quell’area, senza che le evidenze esaminate abbiano finora accertato indicatori attuali sul campo.
L’emigrazione moldava, la cittadinanza rumena e le reti familiari in Italia incidono sulla resilienza e sui flussi informativi, ma non indicano un recente esodo dal confine.
Kursk si ricollega al mio Scenario Zero (2022): un evento nucleare o radiologico di attribuzione ambigua che imponga una pausa nelle ostilità. Il Triplo Zero (2024) esplora un disastro provocato in un sito nucleare, con ricadute radioattive sull’Europa e conseguenze sulla filiera alimentare.
Il segnalato attacco con drone del 17 settembre contro una torre di raffreddamento di Kursk non avrebbe causato incendi né variazioni operative. Dimostra l’esposizione al rischio, non un rilascio radiologico. Per un rilascio legato al conflitto che richieda misure protettive fuori sito in Russia o Ucraina, la mia nuova stima di lavoro è circa il 5% in sette mesi.
Per l’impiego nucleare tattico russo in Ucraina mantengo il 12–15% sul nuovo orizzonte temporale, rispetto alla valutazione di agosto riferita a sei mesi. Kursk, da sola, non giustifica un aumento. La coercizione resta più probabile dell’impiego.
La mia ipotesi: la visita di Ratcliffe a Mosca potrebbe aver esplorato un accordo segreto che colleghi il futuro della Transnistria alla pace in Ucraina. Questo contenuto negoziale rimane privo di riscontri, ma il livello di attrito di una penetrazione militare russa sul Suwalki Gap e’ preventivabile come troppo costoso militarmente e politicamente.
Osserviamo la convergenza: preparazione sanitaria, logistica, mobilitazione e pretesti politici come indicatori primari nei prossimi mesi.

Il processo di decarbonizzazione, pilastro delle politiche energetiche ed ambientali dell’Unione Europea, sta introducendo un nuovo e forse sottovalutato paradigma di rischio per la sicurezza nazionale: la dipendenza strategica dai materiali critici. Litio, cobalto, terre rare, nichel e rame sono i mattoni fondamentali su cui si costruisce il futuro energetico, ma la loro filiera di approvvigionamento presenta tassi di concentrazione geografica tali da configurare un evidente fattore di vulnerabilità.
A differenza del petrolio e del gas naturale, i cui mercati sono globali e diversificati, l’estrazione e la raffinazione dei materiali critici sono largamente monopolizzate da un numero ristretto di paesi. Questa asimmetria espone l’Italia e l’Europa al rischio di “weaponization” delle supply chain, ovvero l’uso dello strozzamento commerciale come leva di coercizione politica ed economica, un rischio acuito dai recenti scenari di conflitto ibrido.
La transizione verso l’accumulo energetico rende l’Europa dipendente da approvvigionamenti geograficamente concentrati.
Per il nostro Paese, fortemente manifatturiero e carente di risorse minerarie interne proprie, la questione si traduce in un problema di resilienza sistemica. Un’interruzione, anche temporanea, nelle forniture di componenti essenziali per l’elettronica di potenza potrebbe paralizzare interi comparti industriali e compromettere la stessa autonomia operativa delle forze armate e dei servizi di sicurezza.
Affrontare questa criticità richiede un approccio olistico che esula dalla pura logica di mercato. È necessario promuovere una vera e propria diplomazia delle risorse, stipulando accordi bilaterali con paesi terzi produttori, basati su standard di sostenibilità. Parallelamente, urge l’accelerazione sul fronte del riciclo dei materiali e sullo sviluppo di tecnologie chimiche alternative che riducano l’incidenza di alcuni elementi critici.
L’estrazione delle terre rare impatta pesantemente sulla geografia economica globale, creando nuovi monopoli strategici.
La transizione ecologica, per essere compiuta e duratura, deve innanzitutto essere una transizione sicura. Dobbiamo assicurarci che la cura del pianeta non diventi, paradossalmente, il fattore di rischio che ne mette a repentaglio la sovranità e la stabilità economica.
Nota: i contenuti possono essere realizzati, in tutto o in parte, con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale e sottoposti a revisione umana. Le informazioni sono fornite a scopo esclusivamente informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza né indicazioni operative. L’associazione declina ogni responsabilità per eventuali inesattezze, omissioni o conseguenze derivanti dall’utilizzo delle informazioni pubblicate.