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Medical Intelligence, Cognitive Warfare e Medical Countermeasures: oltre il dibattito sul fentanyl

By Dr. Marco Filippi

Il recente dibattito riacceso da alcuni articoli di stampa sull’acquisto di naloxone per le Forze di polizia merita una riflessione che vada oltre la contrapposizione tra “allarme reale” e “allarmismo”. Dal punto di vista della Medical Intelligence, la questione non riguarda soltanto la probabilità di un evento, ma soprattutto la capacità di risposta dello Stato nei primi minuti di una crisi.

Le Medical Countermeasures (MCM) rappresentano uno dei pilastri della preparedness sanitaria e CBRNe. Come gli antidoti impiegati negli scenari nucleari, biologici e chimici, il naloxone costituisce una contromisura farmacologica destinata a ridurre mortalità e disabilità quando il tempo di intervento è estremamente limitato.

In Italia il naloxone è considerato da decenni un farmaco salvavita e la sua somministrazione da parte di personale non sanitario è già prevista nell’ambito delle strategie di contrasto alle overdose da oppioidi. La disponibilità di formulazioni nasali a somministrazione semplificata rende possibile una formazione standardizzata, anche tramite video-corsi o MOOC, consentendo agli operatori di acquisire rapidamente una competenza essenziale senza sostituire il ruolo del sistema di emergenza sanitaria.

In quest’ottica, la distribuzione del naloxone alle Forze di polizia non dovrebbe essere interpretata come risposta a un’ipotetica epidemia nazionale di fentanyl, bensì come una misura di preparedness coerente con la gestione moderna dei rischi complessi.

La tempistica degli eventi è significativa. Dopo l’adozione del Piano nazionale contro il fentanyl, il recente furto di fiale di fentanyl dall’Ospedale Israelitico di Roma e il conseguente rafforzamento delle misure governative dimostrano come la sicurezza della filiera dei farmaci strategici e la disponibilità delle Medical Countermeasures rappresentino oggi un tema di sicurezza nazionale, oltre che sanitaria.

Parallelamente, la ricircolazione nel dibattito pubblico di articoli che ridimensionano il rischio costituisce un interessante caso di studio sotto il profilo della Cognitive Warfare. Indipendentemente dalle intenzioni degli autori, l’ambiente informativo può influenzare la percezione della necessità delle contromisure, la fiducia nelle istituzioni e l’accettazione delle misure di preparedness. Per l’analista di Medical Intelligence, anche questa dimensione rappresenta un indicatore da osservare.

La storia offre inoltre una lezione importante. Durante la crisi del Teatro Dubrovka di Mosca (2002), l’impiego di un oppioide ad alta potenza mise in evidenza le enormi difficoltà legate alla disponibilità degli antidoti, alla capacità di ventilazione, al numero di operatori addestrati e alla distribuzione delle Medical Countermeasures. Molti pazienti furono evacuati con mezzi di fortuna e la disponibilità iniziale di naloxone risultò insufficiente rispetto all’entità dell’evento. Ancora oggi Dubrovka rappresenta uno dei principali case study internazionali sulla preparazione sanitaria agli scenari con oppioidi ad alta potenza.

L’Italia dispone già di scorte antidotiche nazionali, regionali e ospedaliere per diversi scenari CBRNe. Tuttavia, come dimostra l’esperienza internazionale, la resilienza non dipende esclusivamente dalla quantità complessiva delle scorte, bensì dalla loro distribuzione sul territorio e dalla rapidità con cui possono raggiungere il luogo dell’evento.

Per questo motivo, un’evoluzione coerente del Piano nazionale potrebbe prevedere una progressiva estensione della disponibilità del naloxone non solo alle Forze di polizia, ma anche agli equipaggi del 118, alle organizzazioni di soccorso sanitario e alle componenti sanitarie della Protezione Civile. In scenari singoli o con numerose vittime, la possibilità di disporre immediatamente di antidoti sul primo mezzo di risposta può rappresentare un fattore determinante per la sopravvivenza dei pazienti e per la resilienza complessiva del sistema.

Le Medical Countermeasures non sono uno strumento per alimentare l’allarme: sono una componente essenziale della preparedness nazionale.

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12 Luglio 2026

Il caldo non uccide solo il corpo. Colpisce anche la mente.

Quando pensiamo alle ondate di calore immaginiamo disidratazione, colpi di calore e persone anziane in difficoltà. Sono gli effetti più evidenti, quelli che vediamo raccontati ogni estate dai media e che, purtroppo, conosciamo bene anche come operatori del soccorso.

Ma esiste un’altra emergenza, molto meno visibile: quella che riguarda il cervello e la salute mentale.

Un recente approfondimento pubblicato da Focus, basato sulle più recenti evidenze scientifiche, ricorda come le temperature elevate influenzino direttamente il nostro equilibrio psicologico, aumentando il rischio di ansia, irritabilità, depressione, insonnia e peggiorando numerosi disturbi psichiatrici già presenti.

Non si tratta di una semplice sensazione di disagio.

È fisiologia.

Il cervello umano lavora in un intervallo di temperatura estremamente ristretto. Quando l’organismo deve impiegare grandi quantità di energia per disperdere il calore attraverso sudorazione e vasodilatazione, diminuisce la capacità di mantenere elevate prestazioni cognitive. L’attenzione cala, aumenta l’affaticamento mentale, peggiorano memoria e capacità decisionale. È uno dei motivi per cui durante le ondate di calore aumentano gli incidenti domestici, gli infortuni sul lavoro e persino gli errori professionali.

Il problema diventa ancora più importante durante le cosiddette “notti tropicali”, quando la temperatura non scende sotto i 20 °C. Il sonno perde qualità, diminuisce la fase profonda e il cervello non riesce a recuperare completamente. Dopo alcuni giorni consecutivi di scarso riposo iniziano a comparire irritabilità, ridotta concentrazione, alterazioni dell’umore e maggiore impulsività.

Diversi studi internazionali mostrano inoltre una correlazione tra caldo estremo e incremento degli accessi ai Pronto Soccorso per crisi psichiatriche, episodi di agitazione, abuso di sostanze e comportamenti suicidari. Alcuni farmaci utilizzati per depressione, schizofrenia e disturbo bipolare possono inoltre ridurre la capacità dell’organismo di dissipare il calore, aumentando ulteriormente il rischio clinico.

Il cambiamento climatico rende questo scenario sempre più frequente.

Secondo Copernicus e l’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’Europa è il continente che si sta riscaldando più rapidamente. Le ondate di calore sono oggi più lunghe, più intense e più frequenti rispetto a vent’anni fa. Dal 2000 la mortalità correlata al caldo è aumentata di circa il 30% nella Regione Europea dell’OMS e circa il 94% delle regioni europee monitorate mostra un incremento dei decessi attribuibili alle alte temperature.

I numeri raccontano una storia impressionante.

Nel 2003 la grande ondata di calore europea provocò circa 70.000 morti.

Nel 2022 sono stati stimati oltre 61.000 decessi legati al caldo in Europa.

Tra il 2000 e il 2019 gli studi epidemiologici stimano mediamente circa 489.000 morti ogni anno nel mondo attribuibili alle alte temperature, di cui circa il 36% in Europa. La mortalità nelle persone oltre i 65 anni è aumentata di circa l’85% confrontando i primi anni Duemila con il periodo 2017-2021.

La maggior parte di queste persone non muore per un classico colpo di calore.

Muore perché il caldo peggiora patologie cardiovascolari, respiratorie, renali, neurologiche e psichiatriche già esistenti. Il calore rappresenta spesso il fattore scatenante che porta un organismo fragile oltre il proprio limite fisiologico.

Per chi opera nel soccorso questo significa cambiare prospettiva.

Un paziente confuso potrebbe non essere semplicemente disorientato.

Un collega irritabile potrebbe essere vittima dello stress termico.

Un anziano che dorme poco da diversi giorni potrebbe trovarsi all’inizio di una situazione clinica destinata a peggiorare rapidamente.

La prevenzione non consiste soltanto nel bere acqua.

Significa riconoscere precocemente i sintomi, proteggere le persone fragili, garantire ambienti freschi, evitare attività fisiche nelle ore più calde e comprendere che il caldo è ormai un fattore di rischio sanitario al pari di molti altri eventi estremi.

Il cambiamento climatico non rappresenta più soltanto una questione ambientale.

È diventato un problema di salute pubblica, di organizzazione dei servizi di emergenza e di sicurezza delle comunità.

E la mente, proprio come il cuore, sta già pagando il prezzo di questa trasformazione.

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10 Luglio 2026
Fentanyl, droni e guerra cognitiva: collegare i segnali deboli

Di Dr. Marco Filippi

Il furto denunciato di 80 fiale di fentanyl da un ospedale romano, quello Israelita, seguito da una riunione d’urgenza del Governo, dovrebbe essere considerato un evento segnale, non semplicemente un episodio di criminalità comune. Secondo fonti aperte, la quantità sottratta potrebbe essere convertita in migliaia di dosi illecite, evidenziando implicazioni sia di sanità pubblica sia di sicurezza.

La sfida analitica non è prevedere un attacco, ma collegare domini apparentemente distinti e la forte convergenza di segnali deboli, sia cognitivi che di guerra ibrida.

Nel 2024, presso il NATO MILMED Centre of Excellence, ho presentato quella che, per quanto mi risulta, è stata la prima analisi di Medical Intelligence a correlare droni ad alto payload e agenti farmaceutici come possibile tema emergente in ambito CBRNe. In precedenza avevo analizzato la crisi del Teatro Dubrovka (23–26 ottobre 2002) su una rivista italiana di analisi OSINT, evidenziando le criticità operative e di attribuzione connesse all’impiego di agenti incapacitantI di origine farmaceutica.

Più recentemente, durante il Forum Security presso il Palazzo Pirelli di Milano (19 giugno 2026), insieme a colleghi impegnati nella Medical Intelligence e nella Epidemic Intelligence, abbiamo discusso scenari relativi all’impiego di droni agricoli ad elevato payload e di payload farmaceutici nell’ambito della resilienza e della preparedness, a seguito dell’incidente dell’aeroporto di Levaldigi di inizio 2026 che ospita uno dei nostri migliori assets nazionali ed internazionali di risposta all’emergenza di massa.

Un ulteriore elemento merita attenzione. Nelle ore successive al furto del fentanyl, numerosi canali social hanno rilanciato narrazioni riferite a storiche operazioni clandestine e a meccanismi di pre-attribuzione, orientando preventivamente la responsabilità verso Stati Uniti e Israele prima che emergessero elementi investigativi. Che tali dinamiche siano coordinate oppure spontanee è, in questa fase, secondario: il dato rilevante è che la dimensione cognitiva evolve ormai più rapidamente dell’attribuzione forense, pescando da eventi della Guerra Fredda, come la c.d. operazione Blue Moon; E’ probabile anche che verrà a breve capitalizzato quale valido moltiplicatore di effetto psicologico sia la natura confessionale dell’ospedale stesso, sia il fatto che sia stato oggetto di salvataggio economico da parte del Governo Italiano.

Contestualmente, canali dedicati alla difesa cinese stanno diffondendo con grande intensità filmati relativi a sistemi veicolari di aerosol/fumogeni destinati al contrasto dei droni. Sebbene le reali prestazioni di tali sistemi non siano state verificate in modo indipendente e il loro impiego dichiarato sia esclusivamente difensivo, il tempismo e l’ampia diffusione di questi contenuti rappresentano di per sé un elemento di interesse analitico. Dal punto di vista della Medical Intelligence, essi richiamano inoltre le analisi che abbiamo condotto sui wargame cinesi, nei quali piattaforme dual-use, tecnologie di aerosolizzazione e operazioni multidominio vengono considerate all’interno di scenari di competizione strategica e guerra ibrida e guerra full scale.

La conclusione non è che questi eventi siano necessariamente collegati. Piuttosto, essi dimostrano perché Medical Intelligence, OSINT, CBRNe e analisi della guerra cognitiva debbano essere sempre più integrate, non soltanto nella prevenzione e nel contrasto di tutta la guerra ibrida ma anche nella reale resilienza della popolazione.

Il campo di battaglia contemporaneo non è costituito soltanto dalle capacità materiali, ma anche dalle narrazioni che precedono l’attribuzione.

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06 Luglio 2026