Le tematiche che affrontiamo sono tutte declinate nell'ottica delle sicurezza, vista nei suoi molteplici aspetti, e prendono spunto dal nostro background, dalle nostre competenze e dalla collaborazione attiva dei nostri soci.
Recupero dati informatici da Hard Disk (in camera bianca propria) e Smartphone, Chiavette, Raid, Nas
Via Arbe 29, 20125 Milano
info@datastor.it – www.recuperodatipro.it
Sistemi elettronici per la sicurezza
Milano, Via Giuba, 11 – Tel. 02 28314420
www.microcontrol.org
Servizi di certificazione ed ispezione
Milano, Via Melchiorre Gioia, 72
www.quasercert.com
Contributi, aggiornamenti sulle nostre attività, segnalazioni, stato dell'arte dei progetti che stiamo seguendo e molto altro ancora
FORUM SECURITY nasce dall’esigenza di rispondere in modo concreto e strutturato alle nuove forme di vulnerabilità che caratterizzano la società contemporanea. In un contesto globale segnato da minacce complesse e interconnesse — terrorismo internazionale, criminalità organizzata, cyber crime, instabilità geopolitiche e nuove pressioni sociali — il tema della sicurezza non può più essere affrontato con approcci frammentati o esclusivamente istituzionali.
La cosiddetta “società del rischio” ha reso evidente come la tutela della collettività richieda oggi una rete estesa di competenze, in cui soggetti pubblici e privati collaborano in modo sinergico. In questo scenario si inserisce FORUM SECURITY, che opera come piattaforma di confronto e sviluppo per professionisti del settore, enti, imprese e operatori impegnati nella prevenzione, nella formazione e nell’innovazione dei sistemi di sicurezza.
L’associazione promuove la cultura della sicurezza in tutte le sue declinazioni: dalla protezione delle persone e delle infrastrutture sensibili, alla gestione del rischio, fino allo sviluppo di buone pratiche e tecnologie applicate. Attraverso attività di ricerca, formazione e informazione, FORUM SECURITY contribuisce a costruire un patrimonio condiviso di conoscenze e strumenti operativi, utile sia agli addetti ai lavori sia alla collettività.

Essere soci significa entrare in una rete qualificata di professionisti e realtà operative che collaborano attivamente con istituzioni e amministrazioni pubbliche, partecipando a tavoli di confronto e percorsi progettuali. Significa inoltre contribuire direttamente alla diffusione di una cultura della prevenzione e della responsabilità, fondamentale per ridurre le vulnerabilità sociali e rafforzare la resilienza del sistema.
Tra le iniziative sviluppate negli anni si segnalano progetti di sensibilizzazione e formazione come “Bullout – #Likeforlife”, percorsi dedicati alla sicurezza in contesti esperienziali e didattici come Volandia, e programmi istituzionali come “Consiglieri per un giorno” in collaborazione con Regione Lombardia, esempi concreti di come la cultura della sicurezza possa tradursi in azioni reali e partecipate.
Aderire a FORUM SECURITY non rappresenta soltanto una scelta associativa, ma un impegno attivo nella costruzione di una società più consapevole, preparata e protetta. In un’epoca in cui la sicurezza è una condizione essenziale per lo sviluppo dei diritti e della dignità delle persone, la partecipazione diventa uno strumento decisivo di prevenzione e progresso collettivo.
Qui puoi leggere il nostro Statuto.
Per ulteriori informazioni non esitare a scrivere a segreteria@forumsecurity.it
È possibile iscriversi al workshop “DRONI: i protagonisti del nuovo disordine mondiale” tramite il seguente form online: https://forms.gle/BBm5tDCBqsqhzHmf9 .
L’iniziativa approfondisce il ruolo dei droni negli scenari contemporanei, analizzandone l’impatto in ambito tecnologico, operativo e geopolitico. Un’occasione di aggiornamento e confronto su uno degli strumenti che sta maggiormente influenzando le dinamiche di sicurezza e gestione delle emergenze a livello globale.
Di Dr. Marco Filippi
A Modena un ufficiale degli Incursori salva una civile ferita gravemente dall’assalitore.
Ho iniziato a insegnare medicina tattica nel 2003, proprio al Col Moschin, tra 101ª e 111ª Compagnia, prima come civile e poi nel Corpo Militare CRI.
Da lì il percorso è passato attraverso il GI svizzero, realtà private, le Forze Armate di Malta, la Croce Rossa Maltese, ERC, progetti europei, fino alle esperienze XXI con UNUCI e al CADMI di UNSI, dove abbiamo contribuito a portare in Italia anche la cultura dell’Immediate Responder: non il soccorritore professionista che arriva dopo, ma la persona formata che può agire nei primi minuti, quando il destino di una vita si decide prima dell’arrivo dei mezzi, e di quanto un riservista disarmato od armato possa fare la differenza nella mitigazione degli eventi terroristici o assimilabili.
Poi sono arrivati nel 2016 i primi programmi Stop The Bleed in Italia, tra ACS, DoD, il ruolo di Stop The Bleed Ambassador e la partecipazione a un confronto presso l’Office of Gun Violence Prevention della Casa Bianca, durante la precedente amministrazione, non male per un italiano medio.

Un cammino lungo, spesso silenzioso, fatto di aule, poligoni, ambulanze, esercitazioni, errori corretti, procedure ripetute, mani che imparano a non tremare quando il sangue scorre davvero.
Oggi continuo a lavorare su TECC e TCCC tra Italia, Malta e Romania, anche nel quadro delle attività di Counter Terrorism Europe, con la stessa convinzione di allora: la buona medicina deve arrivare nei luoghi cattivi, prima che sia troppo tardi.
In Italia, i primi due “save” confermati da tourniquet — uno in un poligono di Sulmona, riconosciuto anche nel quadro di una sentenza favorevole, e uno su un Carabiniere fuori servizio nel periodo finale del Covid — di miei allievi, non sono medaglie personali, ma il senso di mani sporche di terra buona di un contadino che ha lavorato tutto l’inverno, con altri mezzadri, sporchi, sudati, straccioni come lui.
E poi questo, oggi.
La prova che anni di formazione, cultura, standardizzazione e ostinazione possono diventare secondi guadagnati, sangue fermato, vite restituite.
C’è soddisfazione, sì.
Ma soprattutto gratitudine.
Tutto volontariato istruzionale, vero, mai pagato.
Pazienza. Va bene così.
Per chi ha creduto prima che fosse comune crederci.
Per chi ha insegnato, corretto, tradotto, portato avanti.
Per chi ha indossato una divisa, un camice, una patch, o semplicemente ha scelto di imparare.
Per chi, nel momento peggiore, ha ricordato un gesto semplice e lo ha fatto bene.
Alla fine, questo è il senso del buon lavoro svolto: non fare rumore, ma lasciare strumenti.
Non cercare gloria, ma costruire possibilità.
Non essere al centro della storia, ma contribuire affinché qualcuno possa continuare a scriverla.
Bona medicina in locis malis.