Il seme che si è fatto albero

0 Comments

Di Dr. Marco Filippi
A Modena un ufficiale degli Incursori salva una civile ferita gravemente dall’assalitore.

Ho iniziato a insegnare medicina tattica nel 2003, proprio al Col Moschin, tra 101ª e 111ª Compagnia, prima come civile e poi nel Corpo Militare CRI.

Da lì il percorso è passato attraverso il GI svizzero, realtà private, le Forze Armate di Malta, la Croce Rossa Maltese, ERC, progetti europei, fino alle esperienze XXI con UNUCI e al CADMI di UNSI, dove abbiamo contribuito a portare in Italia anche la cultura dell’Immediate Responder: non il soccorritore professionista che arriva dopo, ma la persona formata che può agire nei primi minuti, quando il destino di una vita si decide prima dell’arrivo dei mezzi, e di quanto un riservista disarmato od armato possa fare la differenza nella mitigazione degli eventi terroristici o assimilabili.

Poi sono arrivati nel 2016 i primi programmi Stop The Bleed in Italia, tra ACS, DoD, il ruolo di Stop The Bleed Ambassador e la partecipazione a un confronto presso l’Office of Gun Violence Prevention della Casa Bianca, durante la precedente amministrazione, non male per un italiano medio.

Un cammino lungo, spesso silenzioso, fatto di aule, poligoni, ambulanze, esercitazioni, errori corretti, procedure ripetute, mani che imparano a non tremare quando il sangue scorre davvero.

Oggi continuo a lavorare su TECC e TCCC tra Italia, Malta e Romania, anche nel quadro delle attività di Counter Terrorism Europe, con la stessa convinzione di allora: la buona medicina deve arrivare nei luoghi cattivi, prima che sia troppo tardi.

In Italia, i primi due “save” confermati da tourniquet — uno in un poligono di Sulmona, riconosciuto anche nel quadro di una sentenza favorevole, e uno su un Carabiniere fuori servizio nel periodo finale del Covid — di miei allievi, non sono medaglie personali, ma il senso di mani sporche di terra buona di un contadino che ha lavorato tutto l’inverno, con altri mezzadri, sporchi, sudati, straccioni come lui.

E poi questo, oggi.

La prova che anni di formazione, cultura, standardizzazione e ostinazione possono diventare secondi guadagnati, sangue fermato, vite restituite.

C’è soddisfazione, sì.

Ma soprattutto gratitudine.

Tutto volontariato istruzionale, vero, mai pagato.

Pazienza. Va bene così.

Per chi ha creduto prima che fosse comune crederci.

Per chi ha insegnato, corretto, tradotto, portato avanti.

Per chi ha indossato una divisa, un camice, una patch, o semplicemente ha scelto di imparare.

Per chi, nel momento peggiore, ha ricordato un gesto semplice e lo ha fatto bene.

Alla fine, questo è il senso del buon lavoro svolto: non fare rumore, ma lasciare strumenti.

Non cercare gloria, ma costruire possibilità.

Non essere al centro della storia, ma contribuire affinché qualcuno possa continuare a scriverla.

Bona medicina in locis malis.