” Quando si parla di incendi dolosi, una delle parole che ricorre più frequentemente è “piromane”.
Ma è una definizione che utilizziamo spesso in maniera impropria.
Non tutte le persone che appiccano un incendio sono piromani. E, soprattutto, non tutti gli incendi dolosi nascono dalla stessa motivazione.
Dietro un incendio possono esserci il denaro, la vendetta, la rabbia, il vandalismo, il desiderio di attirare l’attenzione, l’occultamento di un altro reato, una motivazione ideologica oppure una condizione psicopatologica.
La piromania rappresenta invece una condizione molto più specifica e rara, caratterizzata dalla presenza ricorrente di impulsi ad appiccare intenzionalmente il fuoco, da una crescente tensione prima dell’atto e da piacere, gratificazione o sollievo dopo averlo provocato.
In questo caso il fuoco non è semplicemente uno strumento per raggiungere un obiettivo.
È il comportamento stesso a diventare il centro dell’impulso.
NON ESISTE UN SOLO “PROFILO DEL PIROMANE”
La ricerca criminologica e psichiatrica mostra che gli incendiari costituiscono una popolazione estremamente eterogenea.
Ci sono persone che incendiano per ottenere un vantaggio economico.
Altre che utilizzano il fuoco come forma di vendetta.
Altre ancora che cercano eccitazione, attenzione o riconoscimento.
In alcuni casi il fuoco viene utilizzato per cancellare le tracce di un altro crimine.
In altri può essere collegato a disturbi psichiatrici, uso di sostanze, comportamenti antisociali o condizioni psicotiche.
E poi esiste la piromania propriamente detta.
Confondere tutte queste situazioni significa perdere una parte fondamentale della comprensione del fenomeno.
PERCHÉ IL FUOCO?
Il fuoco possiede caratteristiche psicologicamente particolari.
È immediato.
È visibile.
È distruttivo.
Produce una risposta dell’ambiente.
Richiama persone, mezzi di soccorso, forze dell’ordine e attenzione.
Per alcune persone può rappresentare una forma di controllo: provocare un evento enorme attraverso un gesto apparentemente semplice.
Per altre può essere una fonte di eccitazione.
Per altre ancora può diventare un mezzo per esprimere rabbia o vendetta.
Nella piromania, invece, la fascinazione per il fuoco e l’impulso a provocarlo assumono un ruolo centrale.
Gli studi hanno infatti evidenziato una relazione tra interesse per il fuoco e maggiore gravità e persistenza del comportamento incendiario, soprattutto nei giovani.
L’ETÀ CONTA
Il comportamento incendiario può comparire anche nell’infanzia e nell’adolescenza.
Ma un bambino che gioca con il fuoco non è automaticamente un piromane.
Nei più giovani possono intervenire curiosità, noia, ricerca di sensazioni, pressione dei coetanei, impulsività, difficoltà familiari, problemi comportamentali o disturbi come ADHD e disturbo della condotta.
Nell’adolescenza il comportamento può diventare particolarmente significativo perché può rappresentare uno dei segnali di un quadro comportamentale più ampio.
La letteratura individua una maggiore presenza del fenomeno nei maschi e, in particolare, una maggiore frequenza del firesetting nella prima adolescenza.
Ma anche in questo caso non esiste una “età del piromane”.
Il fenomeno può presentarsi in fasi diverse della vita e con motivazioni completamente differenti.
TRAUMA E ABUSI: UN FATTORE, NON UNA SENTENZA
Tra gli elementi associati al firesetting giovanile troviamo anche esperienze di abuso, maltrattamento, instabilità familiare e altre forme di disagio.
Questo non significa che una persona traumatizzata diventerà un incendiario.
Significa piuttosto che alcune esperienze possono aumentare la vulnerabilità quando interagiscono con altri fattori: impulsività, difficoltà relazionali, aggressività, uso di sostanze, disturbi comportamentali e ambiente sociale.
La differenza è fondamentale.
Non esiste un singolo evento capace di “creare” un piromane.
Esiste piuttosto una combinazione di fattori individuali, psicologici, familiari e ambientali.
RABBIA, VENDETTA E PIROMANIA NON SONO LA STESSA COSA
Una persona che incendia un’auto perché vuole punire il proprietario sta utilizzando il fuoco come strumento.
Una persona che incendia un’attività commerciale per ottenere un vantaggio economico sta utilizzando il fuoco come strumento.
Una persona che incendia un luogo per cancellare le prove di un altro reato sta utilizzando il fuoco come strumento.
Nella piromania, invece, il fuoco e l’atto di provocarlo assumono una funzione psicologica differente.
Questa distinzione è fondamentale anche per chi deve analizzare un incendio.
Perché capire “chi ha appiccato il fuoco” non è necessariamente sufficiente.
Bisogna comprendere anche:
perché?
IL PARADOSSO DEL “SALVATORE”
Esiste inoltre una dinamica particolarmente interessante e delicata: quella della persona che provoca un incendio e successivamente cerca di assumere un ruolo centrale nella sua gestione.
In letteratura sono stati descritti soggetti che ricercano attenzione, riconoscimento o gratificazione attraverso l’evento incendiario e possono arrivare a desiderare il ruolo dell’eroe che interviene per risolvere il problema.
È un fenomeno che, soprattutto nel mondo del soccorso, merita attenzione.
Non perché chiunque mostri interesse per gli incendi debba essere considerato sospetto.
Ma perché, quando determinati comportamenti diventano ricorrenti e si combinano con altri segnali, possono assumere un significato diverso.
COSA PUÒ NASCONDERSI DIETRO UN INCENDIO?
Dietro lo stesso gesto possono esserci:
• curiosità;
• noia;
• ricerca di eccitazione;
• impulsività;
• rabbia;
• vendetta;
• desiderio di attenzione;
• pressione del gruppo;
• vantaggio economico;
• occultamento di un altro reato;
• ideologia;
• abuso di sostanze;
• disturbi della condotta;
• disturbi della personalità;
• psicosi o deliri;
• oppure una vera e propria piromania.
Ed è proprio questa varietà a rendere il fenomeno così complesso.
IL PUNTO PIÙ IMPORTANTE
Un incendio doloso non racconta soltanto ciò che è successo.
In alcuni casi racconta qualcosa della persona che lo ha provocato.
Il modo in cui sceglie il bersaglio, la motivazione, la frequenza degli episodi, il rapporto con il fuoco, il comportamento prima e dopo l’incendio, la ricerca di attenzione, la presenza di rabbia, l’eventuale uso di sostanze e la storia personale possono contribuire a costruire un quadro molto più significativo del semplice fatto che “ha appiccato un incendio”.
Per questo parlare genericamente di “piromani” rischia di essere riduttivo.
La prevenzione passa anche dalla capacità di riconoscere che dietro lo stesso comportamento possono esistere persone e motivazioni completamente diverse.
E, soprattutto nel caso dei minori, riconoscere precocemente il problema può significare intervenire prima che il comportamento diventi più grave.
Perché il fuoco può essere il mezzo.
Ma, in alcuni casi, il vero incendio è quello che sta già bruciando dentro la persona.
