Non serve invadere una civiltà. Basta che i suoi figli smettano di difenderla

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di Dr. Marco Filippi

Milano, 17–18 ottobre 2026. Parigi. Tirana.

Non sono soltanto le vetrine infrante, le barricate o gli scontri con la polizia a colpirmi.

È l’età di chi vi partecipa. E, soprattutto, ciò che questa età dovrebbe costringerci a domandare.

Nel 1953, Czesław Miłosz, ne “La mente prigioniera”, raccontava il dramma di uomini incapaci di difendere, con le parole, i valori della civiltà che avevano ereditato. Sotto la spinta degli Zampolyt appositamente addestrati a far sembrare sbiaditi i valori della società polacca.

Decenni dopo, Yuri Bezmenov avrebbe descritto nella sua Subversion Theory il processo di demoralizzazione di una società: la conquista delle convinzioni prima ancora delle istituzioni tramite l’amplificazione delle sue debolezze.

Oggi la Cognitive Warfare ci impone di rileggere entrambi.

Non occorre necessariamente creare la rabbia. Può bastare incontrarla, orientarla, amplificarla.

A Tirana avevamo già intravisto un possibile laboratorio di destabilizzazione. Le violenze successive rendono quell’ipotesi meritevole di ulteriore analisi, non ancora una certezza perché nel paese delle due aquile l’algoritmo incontra il rifiuto della eccessiva corruzione e decadenza morale.

Parigi e Milano presentano dinamiche differenti, ma un segnale comune a tutti e tre i teatri di scontro violenti : giovani generazioni che diventano protagoniste di fratture sociali sempre più profonde, dove la violenza e’ etichetta, non stigma.

Non confondiamo il diritto alla protesta con la devastazione. Né la somiglianza dei fenomeni con la prova di una regia comune: tutto questo è stato piantato, come erbaccia, molti anni fa, ed adesso si sta solo innaffiando, e ci si prepara a falciare anche il prato dei giovani, perché la storia non si ripete mai uguale, ma le dinamiche sottese si, e questi son altri squilli delle trombe della guerra che verrà.

La vera domanda, da analista ma soprattutto da cittadino, è un’altra.

Abbiamo insegnato ai nostri figli a riconoscere ciò che non funziona. Ma abbiamo ancora insegnato loro a riconoscere ciò che merita di essere preservato? Ed in caso di necessità difeso, in tutti i modi possibili ?

Perché una civiltà non muore soltanto quando qualcuno ne abbatte i monumenti.

Muore anche quando nessuno sa più spiegare perché siano stati costruiti; e con quale sangue, a suo tempo son stati tirati su.

E l’Early Warning, talvolta, comincia proprio da questa consapevolezza.