Nucleare, quello buono e quello cattivo

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DAL NUCLEARE ALLE RINNOVABILI PASSANDO DALL’IDROELETTRICO

Ungheria – La centrale nucleare di Paks

Romania – La centrale di Cernavoda

Francia – La centrale di Civaux

di Piergiorgio Pescali

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Questa estate il Danubio ha toccato i livelli più bassi mai registrati, causando il fermo o la riduzione di diversi impianti elettrici lungo il suo corso, in particolare la centrale nucleare ungherese di Paks e quella romena di Cernavodă. Sui social se ne è parlato molto, spesso in modo semplificato. Proviamo quindi a cercare di ricostruire i fatti con fonti verificabili.

La centrale nucleare di Paks, in Ungheria, che fornisce da sola quasi metà dell’elettricità del Paese, si è fermata per la prima volta in 44 anni di attività. La causa tecnica va precisata: secondo l’operatore MVM, l’acqua residua nel fiume sarebbe bastata al raffreddamento, ma le bocche di aspirazione delle pompe si trovano fisicamente più in alto rispetto all’attuale livello del Danubio, sceso oltre un metro sotto il minimo storico considerato in progettazione 40 anni fa. Non è quindi, in questo caso, un problema di acqua troppo calda, ma un vincolo geometrico dell’impianto di presa. I lavori per abbassare le tubazioni sono già iniziati.

La centrale nucleare di Cernavodă, in Romania, che si trova più a valle sullo stesso fiume, ha fermato un’unità mentre la seconda resta operativa dopo verifiche di sicurezza. La Romania ha persino demolito con esplosivi alcune formazioni rocciose sommerse per convogliare più acqua verso la centrale.

Occorre però precisare che non è solo un problema nucleare.

Un rapporto di Carbon Brief (https://www.carbonbrief.org/factcheck-how-nuclear-gas…) basato su studi indipendenti, mostra che nello stesso periodo sono calati anche il rendimento delle centrali a gas, mentre la produzione eolica si è quasi azzerata per la scarsa ventosità tipica delle ondate di calore anticicloniche.

Lo stesso studio stima che, su vent’anni (2003-2022), le ondate di calore abbiano ridotto la produzione nucleare media annua di circa lo 0,6%: impatto contenuto sull’anno, ma concentrato e visibile nei singoli episodi.

Inoltre, anche idroelettrico e fotovoltaico oltre al già citato eolico, risentono del caldo e della siccità, ciascuno a modo suo come ben descritto in questo articolo di Forbes

(https://www.forbes.com/…/heat-waves-affect-all-types…/)

Le soluzioni tecniche esistono e sono già attuate nei nuovi impianti: la centrale francese di Civaux, sulla Vienne, ha torri di raffreddamento supplementari con ventilatori che abbassano ulteriormente la temperatura dell’acqua prima del rilascio nel fiume (in un giorno di canicola a 42°C: acqua prelevata a 28,5°C, restituita a 24,65°C, cioè più fredda). Mentre altri tre reattori francesi venivano fermati per l’innalzamento della temperatura dei fiumi, Civaux ha continuato a produrre a piena potenza.

In sintesi: il fermo di Paks non è un errore progettuale ingenuo (lo prova 44 anni di funzionamento ininterrotto e senza incidenti), ma è un fermo dovuto a condizioni idrologiche mai viste.

Infine, è bene ripeterlo, il nucleare non è nemmeno l’unica fonte colpita dal caldo visto che gas, idroelettrico ed eolico mostrano vulnerabilità simili nello stesso periodo.

Il tema di fondo è come progettare e adattare ogni tecnologia elettrica (dal nucleare alle rinnovabili passando dall’idroelettrico) a un clima sempre più estremo.

Testo ©Piergiorgio Pescali

Foto: Finland-Olkiluoto-Olkiluoto Nuclear Power Plant-Photo ©Piergiorgio Pescali