Avevamo i segnali. Stiamo ancora aspettando gli strumenti

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Di Dr. Marco Filippi

Medical Intelligence oltre il COVID: il tempo perduto fra previsione, decisione e risposta.

C’è una particolare amarezza nel vedere tornare come emergenze temi sui quali lavoriamo da tempo.

Le valutazioni del ministro Crosetto sulla guerra ibrida e le richieste di chiarimento del PD sulle capacità di prevenzione meritano un confronto serio: quali segnali erano disponibili, come sono stati interpretati e quali strumenti erano pronti per intervenire.

La capacità predittiva della Medical Intelligence non si è esaurita con il COVID e con il suo contenimento.

Il 2 novembre 2025 analizzavamo il rapporto fra sicurezza, fiducia e mobilitazioni: Novi Sad, l’incendio del Colectiv in Romania e la “WhatsApp Revolution” libanese. In Libano, dal 17 ottobre 2019, la proposta di tassare le chiamate via Internet aveva contribuito a innescare la protesta; contemporaneamente, i gruppi WhatsApp permettevano di diffondere convocazioni, aggiornamenti sui cortei e informazioni sui blocchi stradali. Un esempio concreto dell’incontro fra disagio reale e capacità di coordinamento digitale.

Il 9–10 dicembre 2025, nel meeting del Lambda Advisory Group a Ranco, lavoravamo all’integrazione delle competenze sanitarie civili e militari e della Tactical Medical Intelligence. Un percorso ripreso nell’elaborazione del 16 aprile 2026 sul Delphi Consensus di Ranco, collegando riot medics, sicurezza del lavoro nella difesa civile e nelle capacità di autoprotezione dei protestors, capacità di soccorso ed esperienze ucraine: protezione degli operatori, lettura dei rischi e preparazione della risposta dentro uno stesso quadro.

Il 18 gennaio 2026 avevamo affrontato anche Francia e Spagna, interrogandoci sul ruolo cruciale di vigili del fuoco, ambulanze e servizi di emergenza nelle proteste e sulla forza simbolica della loro contrapposizione alla polizia antisommossa, in eco degli eventi in Catalogna di qualche anno prima. Quando chi rappresenta quotidianamente soccorso e protezione entra nel conflitto sociale, cambiano la percezione della piazza e il racconto della legittimità istituzionale. Condizioni di lavoro e sicurezza degli operatori diventano così anche indicatori di tensioni più profonde. Anche in Italia oggi scendono in piazza i servizi di emergenza medica per il caro carburante, sullo sfondo una riforma del 118 nata morta.

Il 17 ottobre 2026 tornavamo sul contributo della Medical Intelligence all’early warning: integrazione con l’Epidemic Intelligence, studio dei riot medics nei contesti di violenza organizzata e discernimento nella guerra cognitiva di influenza avversaria sui nostri sistemi sanitari, tra Cyber e vulnerabilità strategiche creatisi nei Pronto Soccorso italiani.

Il 18 ottobre, nella riflessione sulla sovversione e sul riferimento a Yuri Bezmenov, affrontavamo l’erosione della fiducia, la vulnerabilità dei giovani e il passaggio dalle narrazioni ai comportamenti collettivi. Una chiave interpretativa da confrontare con le evidenze, senza trasformarla nella spiegazione universale delle proteste. Ma assai plausibile.

Sono date di analisi. Non dimostrano la previsione degli specifici disordini di questi giorni. Documentano però un lavoro preventivo su dinamiche che oggi tornano al centro del dibattito.

E che i segnali, una volta colti meritavano una ulteriore analisi istituzionale e la preparazione a mitigare questi impatti.

La presenza di soccorritori non prova intenzioni violente. Il coordinamento digitale non dimostra una regia straniera. Disagio autentico, organizzazione spontanea e manipolazione possono coesistere: distinguerli è precisamente il compito dell’analisi. Che sembra però ferma al cogliere i segnali dal campo, evidentemente.

Ed è qui che resta l’amarezza.

Gli strumenti per anticipare scenari esistono. Occorre aggiornare quelli che trasformano l’allerta in decisioni e capacità operative.

Servono fusion center permanenti fra intelligence, sanità, sicurezza, protezione civile e competenze sociali. Una difesa civile moderna, non armata, interoperabile ed esercitata. Riserve militari integrate nella difesa civile e nella difesa militare, preparate e una discussione concreta su possibili modelli di guardia nazionale, con compiti, responsabilità e garanzie definiti. Formazione comune, esercitazioni e continuità dei servizi essenziali.

Infrastrutture critiche sicure by design.

Sono scelte urgenti, da costruire con risorse e capacità verificabili.

Questo significa dare sostanza al Whole-of-Society Approach: preparare insieme istituzioni e società, proteggendo persone, servizi e libertà democratiche.

Durante il COVID abbiamo imparato quanto costa il tempo perduto fra un segnale e una decisione.

Speravo che quella lezione fosse diventata patrimonio stabile.

L’amarezza è ritrovarci ancora a discutere se fosse possibile vedere arrivare una crisi, mentre resta incompleto il lavoro necessario per affrontarla.

Non si dica che non ci sono i soldi oggi, perché la mancata scelta oggi si paga stavolta col sangue, le libertà democratiche e l’intera economia del Paese.