” Con la TAYLORIZZAZIONE, l’industria si impossessa dei professionisti e li trasforma in operai alla catena di montaggio.
Per la psicologia, questo sta avvenendo con la distribuzione organizzata di psicologia da parte delle grandi piattaforme commerciali, che gestiscono l’intera filiera produttiva: marketing, acquisto, pagamento, erogazione, cambi e resi.
Il professionista-operaio è l’addetto all’erogazione. Non ha potere su nessuna delle altre fasi della produzione.
Siccome il prodotto è standardizzato, la competenza individuale diventa irrilevante: il professionista-operaio è una risorsa abbondante e intercambiabile, il suo compenso è un costo standard deciso dall’azienda.
La sua autonomia professionale è totalmente compressa dalle caratteristiche dell’offerta commerciale: se l’azienda dice ‘online’, tu fai online; se l’azienda dice ‘in presenza’ tu fai in presenza, e così via.
L’unica difesa tradizionale per l’homo-proletario, il sindacato, non riesce a penetrare nelle piattaforme per l’opposizione degli stessi proletari, disabituati alla lotta di classe.
E questo apre la strada all’abolizione dello status di lavoratore del professionista.
Con l’UBERIZZAZIONE, il professionista viene degradato da operaio a prodotto. Non è più un lavoratore, ma un service che viene noleggiato dall’azienda e distribuito sul mercato per trarne profitto.
Il noleggio comprende una funzione (erogare terapia) e un contenuto-immagine (lo psicologo human) che rappresenta il carattere distintivo rispetto alla concorrenza automatizzata dei chatbot: è il gelato “artigianale” contrapposto a quello “industriale”.
Con l’Uberizzazione, la piattaforma commerciale detiene completamente il rapporto con cliente, che non ha più alcun contatto stabile con il professionista-prodotto, se non quando se ne avvale.
Il sistema dei cambi e dei resi è qui particolarmente sviluppato. Viene meno definitivamente l’ultima componente del professionismo: la relazione con il cliente.
L’uberizzazione è il capolinea delle professioni, l’ultimo stadio prima della sostituzione.
Con la SOSTITUZIONE, il passaggio che abolisce le professioni è completato. Il professionista human non è più necessario, perché le macchine svolgono il lavoro al posto suo.
Per ora la sostituzione è ancora in itinere, perché i chatbot non hanno ancora sviluppato un adeguato livello di raffinatezza e sono ancora distinguibili dagli humans.
Quando human e chatbot saranno indistinguibili o percepiti come equivalenti dalla maggior parte dei clienti, il terapeuta human sarà definitivamente dismesso.
La dismissione dello human segue inevitabilmente ai suoi difetti: è costoso, rischioso e imperfetto. Può fallire, assumere iniziative non standard. Inoltre ha esigenze personali, familiari, sanitarie, previdenziali che ne aumentano il costo a dismisura.
La macchina è invece prevedibile e programmabile. È economica perché una volta creato il prototipo, è replicabile all’infinito a costi quasi nulli.
Se il consumatore inizia a non distinguere più fra human e bot, o a ritenere il bot più confacente alle proprie preferenze, nulla giustifica più l’utilizzo degli humans nella catena produttiva.
Eliminato il professionista human, cadono uno alla volta tutti i baluardi tradizionali a garanzia dell’utenza: il quadro etico-deontologico, le abilitazioni, le restrizioni corporative e ciò che ha sempre distinto le professioni dal commercio: l’esclusione del profitto come unico fine.
Il TRAMONTO delle professioni segue inevitabilmente l’ingresso nell’industria nelle attività professionali.
A quel punto, il concetto stesso di esercizio abusivo perde completamente di senso. Abbiamo sempre immaginato la TUTELA DELLE PROFESSIONI come una questione di humans contro altri humans, di human plus contro humans minus, di human con la patente contro humans senza.
Ecco, quel mondo in cui si combattevano i counselor e i coach è ormai una voce minuta nel bilancio complessivo del tramonto delle professioni.
Nel primo commento un mio articolo su substack.”
