L’importanza del fattore umano nella sicurezza aeroportuale

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di Vanessa Tomassini

Le minacce terroristiche degli ultimi anni hanno reso necessario un incremento delle misure di sicurezza nazionali ed internazionali, in particolare quelle a protezione degli obiettivi sensibili, che possono essere nel mirino dei terroristi come aeroporti, stazioni ferroviarie e marittime, ma anche scuole e tribunali. Al fine di proteggere i cittadini, i governi di tutto il mondo, hanno migliorato le postazioni di controllo posizionate agli accessi dei siti considerati a rischio per la loro rilevanza sociale. Si tratta di protocolli investigativi sulle persone o cose, diretti a verificare che chi accede in certi luoghi o utilizzi mezzi di trasporto pubblico, non occulti armi o oggetti pericolosi utilizzabili come armi improprie; o come “liquidi e sostanze gelatinose” in riferimento al settore aereo.
Nel perseguire tale obiettivo, le autorità devono avvalersi della migliore tecnologia e, soprattutto, di un fattore umano pubblico e privato, altamente qualificato, in grado di individuare le eterogenee minacce, provenienti da qualsiasi soggetto malintenzionato. A Milano, abbiamo incontrato l’esperta di sicurezza, Maria Grazia Santini, presidente nonché socio fondatore di Forum Security, un’associazione senza scopo di lucro attiva in diversi settori della sicurezza tra i quali i trasporti pubblici, la cui finalità è quella di promuovere la cultura della sicurezza mettendo a disposizione della collettività il know-how di soggetti qualificati provenienti dal mondo accademico, istituzionale, privato e commerciale. La sede operativa dell’associazione è ubicata non a caso nei pressi dell’aeroporto di Malpensa, nella struttura che ospita il Museo dell’Aviazione “Volandia”, dove opera anche uno dei soci dell’associazione di maggiore “expertise” nella formazione sulla sicurezza aerea a livello internazionale, A.T.S. (Aviation Training Services).

“Dopo l’11 settembre i trasporti pubblici sono entrati a far parte degli “heavy target” da proteggere. In Italia il trasporto aereo, come nel resto d’Europa, è disciplinato da standards di sicurezza contenuti in leggi europee; mentre per il trasporto marittimo, ferroviario e terrestre, a differenza di altri Stati Europei che ne sono privi, è stata emanata una legislazione nazionale che, oltre a prevedere un’implementazione dei dispositivi securitari pubblici esistenti, ha generato norme dedicate alla sicurezza sussidiaria demandata ai privati, mentre lo Stato ha mantenuto l’esercizio della potestà e del controllo su di essi”, ci spiega Maria Grazia Santini, esperto istruttore che vanta anni di servizio come dirigente della Polizia di Stato in tutti i campi della Pubblica Sicurezza e della Polizia Giudiziaria, aggiungendo che “dopo l’ultimo attentato al bus terminal di New York, la sicurezza nei trasporti pubblici si ricolloca con prepotenza tra gli obiettivi da perseguire nella strategie securitarie preventive”.

Le postazioni di controllo nei luoghi che potrebbero essere presi di mira da jihadisti o malintenzionati, sono solitamente equipaggiate da macchine a raggi X che aiutano gli addetti alla sicurezza, in gergo tecnico screener, ad individuare una potenziale minaccia ed attuare, così, le misure previste in questi casi. I macchinari, che abbiamo avuto modo di visionare, sono costituiti da macchine a raggi x che permettono di esaminare borse e bagagli senza doverli aprire manualmente; da un archetto metal detector e metal detector manuali, che permettono di individuare armi e corpi metallici; da rilevatori di tracce di esplosivi (Etd); da un analizzatore di liquidi esplosivi, che consente di individuare esplosivi in forma liquida, gelatinosa o gassosa contenuti in bottiglie o contenitori; ed un body-scanner, che permette di individuare esplosivo o armi su una persona, evitando il contatto fisico e senza dover rimuovere gli abiti.

“Le macchine svolgono un grande lavoro, ma la parte più importante resta ancora quella svolta dal fattore umano. Sono sempre le persone a fare le scelte, a prendere le decisioni, non i macchinari! Guardi questa immagine, vede qualcosa di sospetto? Lei cosa farebbe? Lo ferma o lo lascia passare?” ci chiede Roberto Sergnese, creatore di Simulscan, la tecnologia più avanzata a raggi x utilizzata negli aeroporti europei, fino ad Israele. “Solitamente le macchine offrono la visione dei contenuti passati a raggi x a colori o in bianco e nero, o in quelle che sfruttano la tecnologia dual-view, in due diverse angolazioni. A volte – prosegue Sergnese – non è facile riconoscere un coltellino pieghevole, o un ordigno rudimentale, se posizionato e nascosto in modo accurato all’interno del bagaglio. È proprio questo a determinare la fondamentale importanza della preparazione dell’operatore, che deve essere in grado di riconoscere e fermare qualsiasi avvisaglia”.

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Giulia di Cato, istruttore di sistemi di detenzione ed esplosivi ed in sicurezza di aviazione, ci mostra come avviene l’analisi di un comunissimo bagaglio a raggi x: “ci sono dei vestiti, peccato che all’interno si nota un tubo con dentro una sostanza organica, 4 batterie ed un detonatore. Questo è quello che si chiama pipe-bomb, una tipologia di IED, ovvero ordigno esplosivo improvvisato. Se un terrorista usa una pipe-bomb come avvenuto di recente a New York, verrebbe individuato e fermato immediatamente se si utilizza correttamente la tecnologia”. Ma non tutti gli ordigni sono così palesi nelle immagini, Di Cato ci spiega “che ci sono alcuni, confondibili con una saponetta, che se non agganciata a batterie o ad altri dispositivi necessari a comporre un IED, potrebbero sfuggire”.

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